Lavoro digitale e Smart working

Lavoro digitale e Smart working

Ultimamente si sente più spesso parlare di lavoro digitale, lavoro da casa e smart working. 

Nell’ultimo anno soprattutto, a causa della pandemia in corso e delle restrizioni dovute al lockdown, molte più aziende, hanno optato per una forma di lavoro da svolgere direttamente da casa chiamato smart working o lavoro agile .

Che cos’è lo smart working? 

E’ una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato via telematica oppure online; il termine stesso “smart working” si traduce in “lavoro intelligente”, stando a sottolineare l’assenza di vincoli di orario e organizzazione.  
Questa modalità di lavoro, è stata una novità per molti italiani, che si sono ritrovati dallo svolgere un lavoro tradizionale con i suoi orari e ritmi prestabiliti, a dover lavorare da casa, a volte per ore davanti al pc o  a ritrovarsi spesso in  riunioni di lavoro  su zoom.
E’ sicuramente un approccio innovativo che permette di essere più flessibili in determinate circostanze; ad esempio, molte persone sono più produttive nel pomeriggio, altre la mattina e, non avendo un orario fisso, in modalità smart, possono permettersi di lavorare durante l’orario che ritengono sia più opportuno per loro. 

Differenze tra smart working e freelancer

Il lavoro agile è molto simile al freelance, ma ha anche delle differenze sostanziali. Un lavoratore freelance è un libero professionista che fornisce il suo servizio ad un singolo, oppure ad un’azienda, ma non è legato da nessun contratto; se c’è di mezzo un contratto, alla sua scadenza, il rapporto di lavoro tra l’azienda ed il freelance cesserà di esistere.

Quindi, si può dire che lo smart working ed il freelance utilizzino la stessa modalità di lavoro?

Per quanto riguarda la flessibilità nell’orario, si possono trovare delle similitudini, ma a livello di modalità lavorative – quindi tipo di lavoro, assunzione, contratto – ci sono delle differenze importanti.

In breve, ecco queste differenze:

  • Un libero professionista ha più flessibilità nell’organizzazione del proprio lavoro, chi è invece assunto da un’azienda e lavora in smart working, ha delle task e degli obiettivi ben precisi che deve portare a termine a fine giornata.
  • Un dipendente di un’azienda ha la sicurezza di ricevere a fine mese uno stipendio; un libero professionista invece, accetta il rischio dell’incertezza ed è a conoscenza che, alcuni mesi saranno meno proficui  di altri.
  • Un libero professionista è meno tutelato rispetto a chi lavora in un’azienda. Se un libero professionista si ammala, non può prendersi un giorno di malattia, perché non esiste questo concetto nel freelance.
  • Un dipendente invece, può chiamare il capo o il responsabile, e chiedere di avere un giorno di malattia, essendo comunque retribuito.

Indipendentemente da queste differenze però, entrambi i tipi di lavoro, hanno i loro pro ed i loro contro; uno non va a sminuire l’altro.

Lavoro digitale e freelance

Negli ultimi decenni, i lavori online sono aumentati vertiginosamente.

Lavoro digitale e freelance

I più diffusi e più pagati sono dei lavori nell’ambito del digitale e del marketing come  il social media manager, programmatore, web designer, web master, traduttore, blogger, influencer, youtuber. Altri lavori di freelance, elencati sul sito NoidonneDigitali,  si sono  sviluppati anche grazie alla comparsa di siti come fiver, upwork, freelancer e molti altri dove i liberi professionisti propongono i loro servizi (copywriter, digital marketing, esperto di seo, creatore di logo, vocalist, consulenti ecc). Questi lavori virtuali, hanno sicuramente dato molta ispirazione ai giovani che, dati i tempi, non riescono a trovare un posto fisso.
Andando di questo passo, il posto fisso, sarà sicuramente lasciato nel passato e da una parte, non è poi una cosa così negativa.

Nei prossimi anni, ci saranno sicuramente più liberi professionisti che dipendenti; in Italia non c’è ancora la cultura del freelance, ma in altri luoghi come gli Stati Uniti, il freelance è molto apprezzato.
Ci vuole solo un po’ di apertura mentale; fattore che in Italia, viene ancora a mancare.